Come vestirsi d’inverno?

Cosa mettersi addosso d’inverno in Finlandia?

La Finlandia è stretta nella morsa del gelo per diversi mesi all’anno: le prime nevicate si possono verificare già ad ottobre e continuano fino ad aprile inoltrato. È dunque necessario essere preparati ad affrontare le avverse condizioni atmosferiche a cui andrete incontro.

Quando la terra si ricopre di ghiaccio e neve, e la temperatura scende sotto allo zero, cosa indossare quando uscite di casa?

Consigli pratici su come vestirsi in Finlandia

Per prima cosa, fate come tutti i Finlandesi e controllate la temperatura (e le condizioni delle strade) prima di iniziare a vestirvi per uscire. In tutte le case e nella maggior parte degli alberghi è presente un termometro all’esterno di una finestra che vi permette di dare un’occhiata a quanto freddo fa fuori. La temperatura può variare notevolmente nel giro di una nottata, per cui è meglio sapere a cosa si va incontro una volta fuori dall’uscio di casa.

La seconda cosa da considerare, oltre alla temperatura, è l’esposizione all’acqua e al vento. La neve che cade può essere asciutta o bagnata, così come lo strato di neve sul terreno può essere compatto e relativamente asciutto, o può esserci una poltiglia di neve sciolta e acqua. Il vento influenza soprattutto il tipo di giacca da utilizzare.

Scarpe e calze

La cosa più importante per il benessere fisico è avere un paio di scarpe comode e asciutte con cui camminare. Anche qui vale il discorso di scegliere a seconda delle condizioni climatiche con un po’ di buon senso: se piove o se nevischia è d’obbligo mettersi scarpe che resistano all’acqua. In genere, fino al momento in cui la temperatura non si assesta sui -10 gradi è consigliabile indossare scarpe impermeabili, dal momento che appena la temperatura si alza in prossimità dello zero, la neve sul terreno si scioglie e i marciapiedi si trasformano in un pantano. Molto indicate le scarpe in Gore-tex©, gli anfibi, gli stivali o scarpe di pelle resistente. In casi estremi, potete prendere in considerazione anche gli stivali di gomma (kumisaappat). I Finlandesi negli ultimi anni hanno reinventato queste calzature in chiave trendy, e oggigiorno sfornano in continuazione nuove paia decorate in ogni modo possibile (soprattutto per le donne).

Quando le temperature si fanno più rigide l’impermeabilità delle scarpe conta relativamente, a meno che non vogliate camminare nella neve alta. Lo strato di neve ghiacciato sui marciapiedi è infatti estremamente compatto e relativamente asciutto per cui potete permettervi di andare in giro anche con scarpe da tennis, specialmente in città.

Il segreto nella scelta delle calzature invernali è scomporre il problema del “caldo + asciutto” in due fattori: le scarpe devono garantirvi “l’asciutto”, mentre al “caldo” ci pensano le calze. Inutile pagare cifre assurde per scarpe foderate con pelliccia di orso polare: un paio di calze di lana garantiranno la stessa protezione termica. Molti utilizzano qui in Finlandia due paia di calze: il paio a contatto con la pelle è in genere in cotone molto sottile o in fibre tecniche come il Coolmax© per favorire la traspirazione. Il secondo è generalmente di lana (magari fatte a mano da qualche nonna) o in acrilico. Una soletta termica aiuta notevolmente a isolare la pianta del piede dal freddo proveniente dal terreno.

Maglie e maglioni

Il cotone non tiene molto caldo, al contrario della lana e delle fibre sintetiche. Le fibre sintetiche hanno il vantaggio di una traspirazione più elevata e tempi ridotti per asciugarsi. Un bel maglione di lana o un pile (in inglese ‘fleece’, particolarmente indicati quelli in Polartec©), vanno molto meglio di una felpa di cotone.

Giacca e giubbotto

Se tira vento e piove o nevica bagnato, una giacca tecnica in Gore-tex© fa al caso vostro. Il Gore-Tex© è un tipo di tessuto sintetico altamente impermeabile e traspirante, capace quindi di trattenere all’esterno la pioggia o la neve permettendo il passaggio del vapore acqueo prodotto dalla sudorazione umana. Il compito di queste giacche è quello di tenervi asciutti e al riparo dal vento senza farvi sudare come in una sauna, ma non è quello di tenervi caldi.

Se il clima è polare (freddo pungente ma secco) e non avete bisogno di fare altro movimento che camminare, per la città la cosa migliore è un bel giubbotto imbottito (piume d’oca o fibre sintetiche), magari leggermente lungo in modo da coprire anche il bacino. Nessun pile al momento fornisce tanto isolamento termico da rivaleggiare con un giubbotto imbottito per cui, nonostante sia più ingombrante quest’ultimo, è senza dubbio da preferire quando il termometro segna i -30 gradi.

Guanti, cappello, sciarpe e altro

D’inverno uscite proteggendo le orecchie e le mani: il dolore causato dal freddo vi costringerebbe a tornare indietro. Se non sopportate i cappelli dotatevi almeno di fascia o di uno scaldaorecchie. Per la scelta dei materiali: lana, acrilico o pelliccia (sintetica o naturale) sono da privilegiare. Per quanto riguarda i guanti, lana, acrilico o esemplari imbottiti come quelli da alta montagna o da sci.

Il collo è uno dei punti del corpo umano in cui maggiormente si verifica la dispersione del calore: non dimenticate di proteggerlo con una sciarpa o perlomeno tirando su il colletto della giacca fino al mento (meglio se anche il vostro maglione/pile ha il collo alto). Una sciarpa posta davanti alla bocca può anche servire per riscaldare un minimo l’aria che inspirate, cosa utile quando persino le nuvolette delle idee si congelano e cadono a terra.

Un capo di abbigliamento maschile che causa un vero e proprio culture shock negli italiani è la calzamaglia, da indossare sotto ai pantaloni per ridurre la dispersione termica che si verifica d’inverno. Seppur l’idea di indossare una calzamaglia possa rievocare alla mente immagini di Robin Hood, se volete farvi beffe del Generale Inverno, dovete seriamente prenderle in considerazione. Ricordatevi che anche se non si sente molto freddo alle gambe, si dissipa una gran quantità di calore corporeo attraverso di esse. Le donne possono tranquillamente indossare calze più o meno spesse, anche sotto i pantaloni.

Non vi spaventate eccessivamente quando leggete che le temperature possono raggiungere i -20C: si tratta di freddo secco, sopportabile più facilmente di ciò che si pensi, se ci si copre adeguatamente. Al contrario di quello umido che si trova solitamente in Italia, contro cui non bastano vestiti pesanti. Inoltre le case e gli ambienti interni sono ben coibentati e generalente molto caldi.

Il finlandese: le parole lunghissime

Parole lunghissime nella lingua finlandese

A causa della sua natura, la lingua finlandese forma le parole per mezzo di “mattoncini” che si attaccano l’uno all’altro. Ognuno di questi “mattoncini” è specializzato nel “trasportare” uno dei valori possibili per una certa categoria grammaticale. Questo vuol dire che le parole in finnico sono spesso e volentieri dei veri e propri “trenini” composti da diversi “vagoncini grammaticali” attaccati l’uno all’altro.

Se vi vengono le vertigini a pronunciare “supercalifragilistichespiralidoso”, aspettate di vedere le parole che usano i Finlandesi!

Il finnico, come tutte le lingue del gruppo ugro-finnico è una lingua fortemente agglutinante (dal latino agglutinare che vuol dire incollare, attaccare).

Che cosa vuol dire? Poniamo a confronto tre lingue: l’inglese, l’italiano e il finnico.

Nell’inglese la flessione di sostantivi e verbi è quasi nulla: ad esempio amo e amano sono resi per mezzo di un’unica forma (love), rendendo necessaria la presenza di un sostantivo o del pronome per la comprensione del soggetto. Essendo la flessione ridotta al minimo, ne consegue che le parole sono solo in minima parte scomponibili in unità morfologiche più piccole(es: la s posposta per indicare il plurale, come in friends = friend-+ -s). L’inglese è classificata come una lingua moderatamente analitica: le parole funzionano come dei “mattoni” che vengono modificati solo in minima parte a seconda delle esigenze. Per comunicare il significato della frase è necessario combinare numerosi “mattoni” in un certo ordine, anche per mezzo di altri “mattoncini”, quali preposizioni, postposizioni e altri elementi.

L’italiano presenta invece un certo grado di flessione: i morfemi sono più numerosi e possono veicolare più informazioni grammaticali allo stesso tempo: gatte = gatt- (la radice) e -e (il morfema grammaticale). Nell’esempio il “mattoncino” -e veicola sia l’informazione sul genere (femminile) che quella sul numero (plurale). Per questo l’italiano viene classificato come lingua flessiva.

Nel finnico le parole presentano un grado ancora maggiore di flessione, dal momento che i morfemi grammaticali sono specializzati nel veicolare solo una certa categoria grammaticale, e vengono perciò attaccati l’uno con l’altro come i vagoni di un treno alla motrice (ovvero la radice). Per cui avremo in finnico parole come autoissanikinko (che vuol dire “Anche nelle mie automobili?”), nella quale, oltre alla radice, sono presenti ben cinque morfemi grammaticali.

Un’altra caratteristica che influisce sulla lunghezza delle parole è la passione dei Finlandesi per le parole composite. I Finlandesi riescono a comunicare lo stesso messaggio di noi italiani con molte meno parole. Come se non bastasse, la capacità di “agglutinare” del finnico non si ferma ai singoli pezzi che compongono le parole, ma si estende anche alle parole stesse. Questa capacità può essere applicata, in teoria, all’infinito: per come è strutturata la lingua finnica sarà sempre possibile connettere più parole per formarne di nuove, e continuare così a piacere.

Il risultato di questa “collosità” linguistica è una miriade di parole composite: dal semplice työ-todistus, (“contratto lavorativo”, due lessemi), all’iperbolico vuoro-työ-tunti-lista-kansio (più o meno “raccoglitore per la lista delle ore del turno di lavoro”, cinque lessemi). La parola di senso compiuto più lunga in finnico è epäjärjestelmällistyttämättömyydellänsäkäänköhän, un mostro di 48 lettere, che tradotto significa più o meno “neanche con la sua abilità di non rendere [qualcosa] non sistematico?”. Il tutto espresso con un senso di dubbio o meraviglia (reso grazie alla particella –hän).
Facile, no? 😉

Ovviamente il limite esiste, ed è costituito dalla praticalità di un termine: parole troppo lunghe non vengono mai usate e si preferisce utilizzarne diverse, più semplici da “gestire”.

La parola palindroma più lunga del mondo è una parola finlandese!

Il palindromo è una parola o una frase che si legge nello stesso modo da destra verso sinistra e da sinistra verso destra. Saippuakivikauppias, che si può leggere da destra verso sinistra o da sinistra verso destra, è la parola palindroma più lunga del mondo e vuol dire venditore di sapone.

In Finlandia, creare frasi palindrome è quasi un hobby. Esiste persino un “angolo della palindromia” in un programma radiofonico molto conosciuto e divertente, Alivaltiosihteeri, in cui il deejay e gli spettatori creano frasi palindrome, molto spesso bizzarre e senza senso. In ogni puntata vince chi crea la frase più lunga.