Storia d’amore con un finlandese (o una finlandese)

Cosa c’è da aspettarsi da una relazione d’amore con un finlandese?

Se si pensa ad una relazione d’amore con un o una Finlandese, si fa spesso riferimento alla relazione con una donna finlandese. E a ragione. La maggioranza delle coppie sono composte da un uomo italiano e una donna finlandese, ma di certo non mancano le eccezioni. Cerchiamo di analizzare quali sono le principali differenze in una relazione tra i due popoli.
Famiglie ristrette, libertà e riservatezza, ecco cosa vi aspetta se vi trovate in una relazione con un finlandese.

Il ponte dell'amore a Helsinki

Italiani in Finlandia

In Finlandia ci sono tanti stranieri, ben 120.000 nel 2006 su una popolazione di 5 milioni (dati di Demographic Statistics). Di questi, la maggior parte sono russi, estoni e svedesi, ma anche, ovviamente, italiani. Degli Italiani residenti in Finlandia in quell’anno ce n’erano 1200. Alcuni sono rimasti dopo l’Erasmus a fare i ricercatori (le università sono molto appetibili per molti “cervelli in fuga” dall’Italia), molti sono venuti per lavoro: aziende come Nokia, Pöyry, Wärtsilä, Kone o ABB sono ricche di italiani. Ma tanti altri, la maggior parte, sono venuti perché in una relazione con un o una Finlandese.

Non è difficile immaginare il perché degli uomini italiani. È difficile resistere alle donne finlandesi, così belle e indipendenti. Il 75% di quei 1200 italiani è infatti di sesso maschile (dati di Demographic Statistics. E le donne italiane? Per alcune di loro, il carattere riservato, modesto, per niente esuberante dell’uomo finlandese, sommato all’essere spesso alto, biondo e con uno stile “dark”, forma un mix irresistibile.

L‘alta qualità della vita e il modello economico-sociale nordico convince molti italiani a restare e mettere su famiglia in Finlandia.
Ma com’è allora la storia d’amore con un Finlandese o una Finlandese?

Libertà e indipendenza

Una delle prime differenze è senza dubbio il fatto che ai finlandesi piace la loro libertà e indipendenza, e bisogna rispettarla. Questo funziona anche al contrario. Non significa solo che i finlandesi vi lasceranno liberi di uscire spesso la sera con gli amici, ma anche che, in casa, loro avranno bisogno di tempo da soli e in silenzio. Abituati alle famiglie numerose e spesso ad amici e parenti invadenti, è difficile per un italiano all’inizio accettare e capire questi momenti di solitudine che tutti i finlandesi hanno e che possono durare anche ore: i finlandesi sono un popolo abbastanza introverso, che ha bisogno di tempo e spazio da dedicare a sé stessi.

Per i maschi italiani gelosi: le donne finlandesi spesso escono con le amiche, fatevene una ragione! Come a voi piace tornare alle ore piccole, anche loro hanno il diritto di farlo. Per controparte, anche gli uomini finlandesi sono generalmente molto rispettosi della libertà delle loro compagne e la gelosia si limita all’essere protettivi, ma non in modo possessivo com’è tipico dei maschi italiani.

La casalinga finlandese non esiste

La casalinga è un mestiere che in Finlandia non riscuote molto successo. La donna finlandese studia (più del 70% dei laureati universitari sono donne) e lavora tanto quanto l’uomo. I lavori domestici quindi, sono un dovere di entrambi. Tenere tutto in ordine, pulire, fare la lavatrice, stendere il bucato, cucinare, stirare… in alcuni casi anche riattaccare bottoni o rammendare i calzini: preparatevi.

Assenza per paternità in Finlandia

In caso di maternità, le donne finlandesi sono solite prendere da 10 mesi a 3 anni di aspettativa. Ma anche gli uomini passano del tempo in casa: in Finlandia i padri prendono regolarmente almeno 1 mese di paternità, in molti casi anche 2 o 3.

Differenze culturali: come dimostrare l’amore in Finlandia

Abitare in Finlandia può essere uno schock culturale per molti italiani e specialmente in una relazione con un o una finlandese alcuni comportamenti che possono essere ovvi per la nostra cultura, sono del tutto estranei a quella finlandese. Pensiamo ad esempio il mandarsi miriadi di messaggi o telefonarsi spesso in caso di distanza: è assolutamente normale che una un finlandese non vi chiami per ore e ore. Non sanno cosa state facendo e non vogliono disturbare, ma in realtà si fidano di voi!

Persino pagare fuori a cena è una delle differenze culturali in una relazione con un finlandese. I ragazzi finlandesi non pagheranno la cena e spesso neanche il caffè. Si paga da un conto comune alla coppia o si divide. L’uomo finlandese è un romantico pratico, non farà regali fuori dalle date importanti e non comprerà i fiori, ma dimostrerà l’amore con altri, piccoli e ben più pratici gesti, come grattare il ghiaccio della macchina d’inverno dalla sua e dalla vostra macchina.

Litigare con un o una finlandese: non alzate la voce!

A parte alcuni casi rari, i finlandesi non alzano la voce, non fanno scenate. La comunicazione è diretta, spesso anche troppo. Questo vuol dire che non assisterete a litigi in strada o sentirete le urla dei vicini come in Italia, i finlandesi vi daranno la loro versione pacatamente e altrettanto si aspetteranno da voi. Alzare la voce è mancanza di rispetto. Quando ferite un o una finlandese, li vedrete chiudersi in loro stessi. Evitate per un po’ di parlarne o convincerli a parlare. Per un finlandese il litigio a quel punto è già finito. Seguiranno momenti o ore di silenzio finché non decideranno di tornare da voi per ridiscuterne o semplicemente lasciar “cadere” la discussione.

Relazione a distanza con un finlandese

Sovente le coppie nate da Erasmus o vacanze in Finlandia possono avere periodi più o meno lungo di relazione a distanza. Come gestirle? Dato il carattere indipendente dei finlandesi e la tecnologia che accorcia sempre più le distanze, non avrete grosse difficoltà a mantenere un rapporto, se ci sono sentimenti veri alla base. Inoltre i finlandesi non hanno nessuna difficoltà a muoversi o viaggiare da soli, quando hanno un po’ di tempo. Perciò i momenti di incontro anche in una relazione a distanza con un o una finlandese possono essere frequenti durante l’arco dell’anno.

I finlandesi dicono ciò che pensano e se pensano che non abbia senso non lo dicono affatto. Non parlano per evitare momenti di silenzio come facciamo in Italia. E’ normale fare un viaggio in macchina dove per qualche ora nessuno dice niente. Non prendetelo come un brutto segno riguardo la vostra storia d’amore che probabilmente sta andando a gonfie vele 😉

Il design finlandese

La creazione delle forme da dare agli oggetti è un’arte in cui i Finlandesi eccelgono.

Il design finlandese trae ispirazione da un lato dalla Natura nella scelta dei materiali, naturali come legno e vetro, e per le curvature sinuose, e dall’altro dal Funzionalismo con la sua economia di linee, e il concetto di forma subordinato alla funzionalità dell’oggetto.

Dagli uccelli in vetro di Toikka alle poltrone in plastica di Arnio, il design finlandese rispecchia la società in cui nasce: un rincorrersi di tradizionalismo e modernismo che si rispecchia nelle linee e nei materiali, per dare una forma agli oggetti della vita quotidiana.

Dove comprare articoli di design finlandese

La maggior parte dei prodotti di design finlandese di uso comune e prodotti in serie, come le ceramiche di Arabia, il vetro di Iittala, i tessili di Marimekko, è comodamente acquistabile presso i negozi-vetrina delle aziende produttrici, come ad esempio su Esplanadi a Helsinki. Per quanto riguarda pezzi più importanti (e costosi) esistono a Helsinki (e altrove in Finlandia) negozi specializzati, in cui potrete ammirare e toccare le creazioni dei maestri finlandesi della forma.

Se vi trovate a Helsinki fate un giro nel Distretto del Design, situato nei quartieri di Punavuori-Kaartinkaupunki. Nel Quartiere del Design oltre a boutique che trattano oggetti di designer emergenti, troverete lo spazio-vetrina del Design Forum, organizzazione nata allo scopo di aiutare e promuovere il design finlandese nel mondo, e negozi ampi e forniti come Aero (Erottajankatu 8), e Formverk (Annankatu 5). Se invece voleste acquistare i vostri prodotti on-line, vi suggeriamo Finnish Design Shop, negozio on-line finlandese disponibile anche in italiano. Se invece è solo la sete di conoscenza a guidarvi, vi consigliamo l’ottimo sito Finnish Design, su cui approfondire l’argomento.

La storia del design in Finlandia

È opinione comune che l’origine del design in Finlandia sia collocabile a fine Ottocento, in particolare nel decennio 1871-80. È infatti del 1871 la fondazione della Scuola di Scultura (Veistokoulu, più tardi nota come Scuola Centrale di Design Industriale, Taideteollisuuskeskuskoulu), e del 1875 quella della Società Finlandese di Design Industriale (Suomen Taideteollisuusyhdistys), nata con il compito di sovrintendere alla suddetta scuola e alla sua collezione di oggetti di design. Nel 1874 la più grande produttrice finlandese di oggetti in ceramica, Arabia, esibì la sua prima collezione, e due anni più tardi si tenne la prima mostra di design finlandese nel parco di Kaivopuisto a Helsinki.

L’irrompere sulla scena internazionale del design finlandese ebbe inizio agli albori del Novecento, con l’avvento dello stile Nazionalromantico e l’adesione di molti architetti finlandesi all’ideale wagneriano del Gesamtkunstwerk, che prevedeva un’integrazione totale di architettura strutturale e arredi interni, in nome di un’ideale estetico unificante. Opera maestra di questa sintesi artistica è la residenza-studio degli architetti Gesellius, Lindgren e Saarinen a Hvitträsk, curata fino nei minimi dettagli.

Parallelamente, l’educazione nel campo del design fece un grande passo in avanti proprio grazie a Lindgren, che, nominato direttore della Scuola di Design, diversificò l’insegnamento introducendo corsi in design tessile, della ceramica e dei metalli. Ancora oggi, nella suddetta scuola (divenuta dal 1 gennaio 2010 parte dell’Aalto University) si formano designer specializzati nell’uso di questi materiali.

Nel periodo successivo all’indipendenza in Finlandia l’interesse dell’industria per il design dei prodotti si intensificò e nacquero numerose collaborazioni, collezioni di oggetti e tecniche sperimentali, che riscossero un notevole successo anche a livello internazionale. Tra i Finlandesi il nome di Alvar Aalto iniziò a farsi notare, prima grazie alle tecniche di curvatura del legno, che gli permisero di realizzare il capolavoro della poltrona Paimio (1931). e poi per il sinuoso vaso Savoy (1936), negli anni assurto come simbolo del design finlandese, e uno tra gli oggetti presenti in quasi tutte le case finlandesi.

Dopo l’inevitabile arresto dovuto alle guerre del 1939-45 (Guerra d’Inverno, Guerra di Continuazione, e Guerra di Lapponia), il design finlandese conosce una nuova epoca d’oro a partire dagli anni Cinquanta, anche grazie all’impressionante crescita industriale del Paese, con la conseguente produzione e diffusione di oggetti per la vita di tutti i giorni. Nel Dopoguerra assistiamo al consolidarsi a livello internazionale di Alvar Aalto, e all’ascesa di nuovi astri nel firmamento del design finlandesi, tra tutti Tapio Wirkkala – con i suoi oggetti in vetro e legno -, Kaj Franck – con le serie ispirate ai principi del funzionalismo prodotte per Iittala e Arabia -, Antti Nurmesniemi – con la serie di sedie prodotte per la Triennale di Milano, che gli valsero il Grand Prix del design – e Maija Isola – la più famosa design tessile finlandese, e anima artistica di Marimekko.

Con il passare degli anni il design finlandese si è affermato sempre di più sullo scenario mondiale, e oggi è apprezzato per l’alta qualità dei materiali, la finezza e la semplicità delle linee, spesso ispirate alle forme della natura incontaminata caratteristica della Finlandia. Citiamo due nomi tra i più grandi designer ancora in vita: Eero Arnio, il più grande innovatore nel campo dell’arredamento, con le sue poltrone futuristiche e l’utilizzo della plastica come materiale prediletto, e Oiva Toikka, insuperato maestro nella creazione di squisiti oggetti in vetro dalle linee delicate e armoniose.

Uno degli astri nascenti del design finlandese, Stefan Lindfors, ha disegnato un vibratore chiamato Serpent a causa della forma ispirata a quella dei rettili striscianti, progettato e realizzato interamente in Finlandia.

Le lingue parlate in Finlandia

Che lingua si parla in Finlandia? Il finlandese e lo svedese, ma anche il sami, il russo…

In Finlandia non esiste un’unica lingua ufficiale. Le lingue riconosciute in Finlandia come ufficiali sono due e le lingue parlate all’interno della nazione sono molte di più.
Il finlandese, o finnico, e lo svedese sono le due lingue ufficiali della Finlandia. Al loro fianco, esistono diverse lingue che pur non avendo lo status di lingue ufficiali a livello nazionale sono tutelate dalla Costituzione. Queste lingue sono:
– la lingua dei sami, che ha status di lingua regionale in alcune parti della Lapponia settentrionale, ed è l’unica che viene considerata ufficialmente lingua di minoranza etnica,
– la lingua dei rom,
– il linguaggio dei segni.

La quasi totalità dei nati in Finlandia, dai vecchi ai bambini, parla almeno due lingue. Si inizia naturalmente con il finlandese. Lo svedese era obbligatorio fino a poco tempo fa, così come la terza lingua, che solitamente è l’inglese. Obiettivamente, i Finlandesi sono molto più pratici e poliglotti di noi italiani.

Circa il 92% degli abitanti della Finlandia parla il finlandese come prima lingua. Il 5,5% parla come prima lingua lo svedese come lingua madre. Eppure l’intera nazione è bilingue, con tutti i cartelli scritti nelle due lingue citate e la burocrazia che funziona con due lingue, persino i manuali, le istruzioni, i moduli e i siti internet dei servizi pubblici, sempre sia in finlandese che in svedese.

Inoltre, la Costituzione riconosce la lingua dei segni. Chi ha bisogno d’interfacciarsi con la pubblica amministrazione, ha il diritto di essere servito utilizzando la lingua dei segni finlandese (SVK).

La lingua finlandese

Il finlandese, o finnico, è la lingua principale parlata in Finlandia. Una lingua giovane se consideriamo che come lingua è stata codificata in forma scritta da M. Agricola (1510 – 1557), vescovo di Turku che ha tradotto in lingua finlandese il Nuovo Testamento, primo libro scritto appunto in finlandese. Lo stesso Mikael Agricola fu il primo a codificare in forma scritta l’alfabeto finlandese.

Proprio per la “giovinezza della lingua” la letteratura finlandese è molto esigua. Il finlandese
appartiene alle lingue ugro-finniche, imparentata quindi con l’estone e l’ungherese. La grammatica finlandese è totalmente diversa dalla grammatica italiana e tutti nominali si declinano aggiungendo le desinenze dei 15 casi, che esprimono la funzione logica alla parola stessa.

Il dizionario finlandese non va dalla A alla Z ma dalla A alla Ö.

Non lasciatevi scoraggiare, nonostante queste profonde differenze non è impossibile imparare il finlandese e sono numerosi i corsi organizzati.
(link articoli renato)

Il finlandese risulta per lo meno facile da leggere. Come l’italiano infatti, è una lingua fonetica, per cui ad ogni segno grafico corrisponde sempre un unico modo di pronunciarlo. Questo fa sì che il finlandese si pronunci come viene scritto, al contrario dell’inglese o del francese.

Se non per motivi di studio o interesse, noi Italiani possiamo ricordare la lingua finlandese grazie all’esibizione canora di Anna Falchi nel 1995 al festival di San Remo e del suo disco inciso lo stesso anno, Pium Paum (Vipula Vapula).

La lingua svedese

Il 5.5% della popolazione finlandese parla lo svedese come prima lingua. La Finlandia è stata dominata dalla Svezia per molti anni e questo ha influito profondamente sulla società finlandese. Uno di questi effetti si può vedere appunto nella lingua. A scuola l’insegnamento dello svedese è obbligatorio (anche se l’esame di svedese alla maturità è stato recentemente reso facoltativo), ma nonostante questo non sono molti i Finlandesi in grado di parlare questa lingua, soprattutto nelle aree occidentali della Finlandia, dove i parlanti svedese sono generalmente concentrati.

Lo svedese insegnato in Finlandia è leggermente diverso da quello parlato in Svezia. Alcune parole sono pronunciate diversamente e alcune hanno un significato leggermente diverso. Ci viene in mente ad esempio il tedesco austriaco o svizzero, che si differenziano da quello della Germania.

Lo svedese influenza la lingua finlandese molto profondamente e molte nuove parole della lingua finlandese derivano infatti da parole prese in prestito dalla lingua svedese. Come spesso accade, sono soprattutto i giovani a coniare neologismi. Ricordiamo ad esempio lo slang di Helsinki, che ha tantissime parole svedesi e chiamato per l’appunto stadin-slangi, dalla parola svedese staden, “città”.

La lingua dei segni finlandese

La lingua dei segni è conosciuta e utilizzata da circa 5000 persone in Finlandia. Nonostante l’esiguo numero di utilizzatori questa lingua ha ricevuto tutela legale negli ultimi anni e la pubblica amministrazione deve poter servire i propri clienti anche in questa lingua.

La lingua dei segni finlandese è stata codificata alla fine dell’Ottocento.

La lingua dei sami

Le lingue sami sono lingue lapponi parlate per l’appunto da alcuni gruppi Sami che vivono in Lapponia, a Nord della Finlandia, della Norvegia, della Svezia e della Russia.

Alcune delle lingue sami si sono estinte nel corso degli anni (una lingua muore quando l’ultima persona che la parla muore) e in assenza di letteratura scritta, di molte lingue sami si è persa ogni traccia. Delle 11 lingue sami riconosciute, solo sei hanno tracce letterarie.

Le lingue sami appartengono come il finlandese alla famiglia delle lingue uraliche ma non al baltofinnico, il gruppo del finlandese e l’estone. Sono lingue parenti ma parte di un gruppo separato. Sul territorio finlandese sono diffuse queste tre lingue lapponi: il sami settentrionale, il sami skolt e il sami di Inari.

La lingua dei rom

Anche la lingua romani, parlata dalla popolazione rom in Finlandia, è una lingua tutelata e riconosciuta dalla legge.

Le minoranze linguistiche in Finlandia

Ecco l’elenco delle lingue in base al numero dei parlanti (fonte:wikipedia.it)

1. Finlandese
2. Svedese
3. Russo
4. Estone
5. Inglese
6. Somalo
7. Arabo
8. Curdo
9. Albanese
10. Cinese
11. Lingua dei segni
12. Vietnamita
13. Tedesco
14. Turco
15. Persiano
16. Thailandese
17. Spagnolo
18. Francese
19. Sami
20. Polacco

Come vedete l’italiano non figura tra le prime 20 lingue parlate in Finlandia.

Per un Italiano in visita colpisce il fatto che un Finlandese tipico tra i 20 e i 30 anni parli il finlandese come madrelingua, capisca e parli lo svedese come seconda lingua, comprenda perfettamente l’inglese perché lo studia a scuola e studi/capisca/parli una quarta lingua che di solito è lo spagnolo, il tedesco, o qualche volta anche l’italiano.

Dialetti

La lingua finlandese è generalmente uniforme all’interno del territorio. D’altro canto, come succede in tutte le altre Nazioni, anche qui nelle diverse regioni le parole vengono pronunciate o abbreviate in modo differente. In alcune parti l’accento viene posto in un punto diverso delle parole e un finlandese riesce a capire da che parte proviene l’interlocutore con cui sta parlando.

La regione di Oulu è ad esempio famosa per il raddoppiamento delle consonanti, quella di Helsinki per la “s” sibillina.

In Finlandia i film non sono doppiati bensì solamente sottotitolati in finnico e svedese, quindi quando si va al cinema tutti i film sono proiettati in lingua originale. Preparatevi a gustare un film in lingua originale con 1/4 dello schermo occupato dai sottotitoli in entrambe le lingue!

Il finlandese: le parole lunghissime

Parole lunghissime nella lingua finlandese

A causa della sua natura, la lingua finlandese forma le parole per mezzo di “mattoncini” che si attaccano l’uno all’altro. Ognuno di questi “mattoncini” è specializzato nel “trasportare” uno dei valori possibili per una certa categoria grammaticale. Questo vuol dire che le parole in finnico sono spesso e volentieri dei veri e propri “trenini” composti da diversi “vagoncini grammaticali” attaccati l’uno all’altro.

Se vi vengono le vertigini a pronunciare “supercalifragilistichespiralidoso”, aspettate di vedere le parole che usano i Finlandesi!

Il finnico, come tutte le lingue del gruppo ugro-finnico è una lingua fortemente agglutinante (dal latino agglutinare che vuol dire incollare, attaccare).

Che cosa vuol dire? Poniamo a confronto tre lingue: l’inglese, l’italiano e il finnico.

Nell’inglese la flessione di sostantivi e verbi è quasi nulla: ad esempio amo e amano sono resi per mezzo di un’unica forma (love), rendendo necessaria la presenza di un sostantivo o del pronome per la comprensione del soggetto. Essendo la flessione ridotta al minimo, ne consegue che le parole sono solo in minima parte scomponibili in unità morfologiche più piccole(es: la s posposta per indicare il plurale, come in friends = friend-+ -s). L’inglese è classificata come una lingua moderatamente analitica: le parole funzionano come dei “mattoni” che vengono modificati solo in minima parte a seconda delle esigenze. Per comunicare il significato della frase è necessario combinare numerosi “mattoni” in un certo ordine, anche per mezzo di altri “mattoncini”, quali preposizioni, postposizioni e altri elementi.

L’italiano presenta invece un certo grado di flessione: i morfemi sono più numerosi e possono veicolare più informazioni grammaticali allo stesso tempo: gatte = gatt- (la radice) e -e (il morfema grammaticale). Nell’esempio il “mattoncino” -e veicola sia l’informazione sul genere (femminile) che quella sul numero (plurale). Per questo l’italiano viene classificato come lingua flessiva.

Nel finnico le parole presentano un grado ancora maggiore di flessione, dal momento che i morfemi grammaticali sono specializzati nel veicolare solo una certa categoria grammaticale, e vengono perciò attaccati l’uno con l’altro come i vagoni di un treno alla motrice (ovvero la radice). Per cui avremo in finnico parole come autoissanikinko (che vuol dire “Anche nelle mie automobili?”), nella quale, oltre alla radice, sono presenti ben cinque morfemi grammaticali.

Un’altra caratteristica che influisce sulla lunghezza delle parole è la passione dei Finlandesi per le parole composite. I Finlandesi riescono a comunicare lo stesso messaggio di noi italiani con molte meno parole. Come se non bastasse, la capacità di “agglutinare” del finnico non si ferma ai singoli pezzi che compongono le parole, ma si estende anche alle parole stesse. Questa capacità può essere applicata, in teoria, all’infinito: per come è strutturata la lingua finnica sarà sempre possibile connettere più parole per formarne di nuove, e continuare così a piacere.

Il risultato di questa “collosità” linguistica è una miriade di parole composite: dal semplice työ-todistus, (“contratto lavorativo”, due lessemi), all’iperbolico vuoro-työ-tunti-lista-kansio (più o meno “raccoglitore per la lista delle ore del turno di lavoro”, cinque lessemi). La parola di senso compiuto più lunga in finnico è epäjärjestelmällistyttämättömyydellänsäkäänköhän, un mostro di 48 lettere, che tradotto significa più o meno “neanche con la sua abilità di non rendere [qualcosa] non sistematico?”. Il tutto espresso con un senso di dubbio o meraviglia (reso grazie alla particella –hän).
Facile, no? 😉

Ovviamente il limite esiste, ed è costituito dalla praticalità di un termine: parole troppo lunghe non vengono mai usate e si preferisce utilizzarne diverse, più semplici da “gestire”.

La parola palindroma più lunga del mondo è una parola finlandese!

Il palindromo è una parola o una frase che si legge nello stesso modo da destra verso sinistra e da sinistra verso destra. Saippuakivikauppias, che si può leggere da destra verso sinistra o da sinistra verso destra, è la parola palindroma più lunga del mondo e vuol dire venditore di sapone.

In Finlandia, creare frasi palindrome è quasi un hobby. Esiste persino un “angolo della palindromia” in un programma radiofonico molto conosciuto e divertente, Alivaltiosihteeri, in cui il deejay e gli spettatori creano frasi palindrome, molto spesso bizzarre e senza senso. In ogni puntata vince chi crea la frase più lunga.

La lingua finlandese

La lingua finlandese: una lingua “aliena” con radici antichissime, nata nelle regioni tra il fiume Volga e gli Urali, al confine dell’Europa.

Durante un corso di finnico per immigrati, uno studente si dispera ed esclama: “Ma questa lingua è impossibile da imparare!”. Tutti i compagni di classe si dichiarano d’accordo: non c’è verso di imparare un linguaggio così complesso. L’insegnante placa il mugugno: “Il finnico non è una lingua difficile… vi sembra complicata ma è solo profondamente diversa da quelle che parlate voi”.

Quindici casi grammaticali e svariate particelle, nessun genere né articoli, tempi verbali bizzarri e costruzioni ultrasintetiche: il finnico sembra una lingua inventata con l’intento di far impazzire chi prova ad impararla.

Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza sulla difficoltà del finnico (o suomi come viene chiamato dai Finlandesi), ma senza dubbio una cosa è vera: è una lingua che differisce sostanzialmente dalle altre lingue parlate in Europa, e da quelle comunemente studiate in Italia. Questo perché la quasi totalità dei linguaggi europei (circa 30-40 quelli maggiori) appartiene ad un’unica famiglia, quella delle lingue indoeuropee. Le lingue appartenenti a questo gruppo derivano da un unico “antenato”, il proto-indoeuropeo. A questa famiglia appartengono, per fare qualche esempio, l’italiano e il tedesco, ma anche il russo, il persiano e l’hindi. Seppure alcune di queste lingue siano sostanzialmente diverse l’una dall’altra, è possibile rintracciare similitudini nelle loro strutture più profonde che fanno pensare ad un’unica origine.

Il finnico, al contrario, appartiene alla famiglia delle lingue ugrofinniche, un sottogruppo delle lingue uraliche. Il finnico non ha alcun legame di parentela, neanche alla lontana, con le lingue europee, né tanto meno con l’italiano. Le uniche similitudini sono dovute ai prestiti lessicali, verificatosi dal contatto dei popoli ugro-finnici con altri parlanti lingue indoeuropee. I prestiti di cui parliamo possono essere antichissimi, o contemporanei, come museo e auto.

Il finnico è strettamente imparentato con l’estone (più o meno la stessa differenza che esiste tra l’italiano e lo spagnolo), e alla lontana con le lingue saami (o lapponi). Esso è imparentato anche con l’ungherese (da cui il termine ugro-finnico), ma la somiglianza tra le due lingue è talmente tenue da impedire qualsiasi tipo di comprensione reciproca tra un ungherese ed un finlandese. Questa divergenza linguistica è dovuta al fatto che il gruppo delle lingue ugriche (di cui fa parte l’ungherese) si staccò per primo dall’antenato linguistico comune.

Della famiglia delle lingue ugrofinniche fanno parte anche lingue minori (per lo più parlate sul territorio russo), alcune con status di lingua ufficiale locale (possiamo citare il komi, il mari e l’udmurt) e altre prive di alcun riconoscimento istituzionale (tra cui il careliano, l’ingrico, il vepso). La maggior parte di queste lingue minori è in via di estinzione, a causa dell’esiguo numero di madrelingua e della concorrenza del russo come lingua economico-istituzionale.

Senza entrare nei dettagli possiamo citare, tra gli aspetti comuni alla maggior parte delle lingue ugrofinniche, oltre all’agglutinazione (la possibilità di ottenere parole attaccando morfema dopo morfema in successione):

  • la mancanza di tonalità nel discorso (se parlate con un finlandese anziano o di mezza età potrete evincere come ad esempio il tono crescente che caratterizza le domande in italiano sia totalmente assente dalla sua parlata),
  • l’assenza di genere (non esiste il femminile o il maschile: ad esempio in finnico esiste un solo pronome hän, che corrisponde a esso/essa),
  • il gran numero di casi grammaticali,
  • la presenza di suffissi che assolvono alla funzione dei nostri aggettivi possessivi,
  • costruzioni particolari che sostituiscono il verbo avere, ecc.

Una lingua muore quando l’ultimo degli individui che la parla come madrelingua perisce. Alcune delle lingue ugrofinniche sono scomparse nel corso dei secoli, e almeno una è condannata ad estinguersi nel giro di qualche anno. Si tratta del livone, lingua parlata in una piccola zona sulle coste lettoni. Si stima che attualmente vi siano solamente 35 persone che parlino questa lingua, di cui solamente una -una vecchietta centenaria- come madrelingua.