L’indipendenza finlandese

Dopo quasi 700 anni di dominio straniero, la Finlandia raggiunge la tanto agognata indipendenza il 6 dicembre 1917

Tra leggi costituzionali, scioperi, consultazioni segrete e violenze di bande armate, la Finlandia muove gli ultimi passi verso la secessione dalla Russia.
La cosa più preziosa per il popolo finlandese: l’indipendenza. Indipendenza che forse è ancora oggi uno dei valori più importanti per ogni finlandese.

La Finlandia approfittò del vuoto di potere a San Pietroburgo -causato dagli eventi del marzo 1917- cercando immediatamente di portare avanti la questione dell’indipendenza col governo provvisorio russo, che però rispose negativamente alle velleità secessioniste. Ancora una volta le divisioni interne non aiutarono i Finlandesi, dal momento che i socialdemocratici vedevano le proprie spinte indipendentiste frenate dai partiti di stampo borghese.

I mesi successivi furono frenetici e pieni di aspettative e timori, difficili per la popolazione anche a causa della difficoltà di approvvigionamento. Il 18 luglio 1917, in reazione al tentativo di golpe bolscevico in Russia, il Parlamento finlandese approvò una legge (valtalaki) per assumersi il compito di supremo organo di governo sul territorio del Granducato di Finlandia. La legge, dopo molte esitazioni, venne inviata per essere approvata al governo provvisorio russo, che non solo non concesse il suo beneplacito, ma sciolse il Parlamento.

I partiti borghesi vinsero le successive elezioni e iniziarono a preparare una propria versione della legge, ma il nuovo, riuscito colpo di stato bolscevico fece precipitare gli eventi, costringendo il Parlamento finlandese ad arrogarsi unilateralmente il potere legislativo sul territorio del Granducato di Finlandia il 15 novembre 1917. Questa data rappresenta uno spartiacque nella storia delle relazioni russo-finlandesi, dal momento che la decisione troncava de facto il legame giuridico tra le due entità politiche, aprendo la strada all’indipendenza.

Nel frattempo, già a partire dall’estate, in un clima di reciproco sospetto e di timore per gli eventi futuri iniziarono a formarsi milizie armate, sia da parte proletaria (punakaartit) che borghese (suojeluskunnat), che si macchiarono di soprusi e violenze nei confronti della popolazione, e si affrontarono in diversi scontri armati, particolarmente nei sei giorni di sciopero generale dal 14 al 19 novembre 1917.

L’attività sullo scacchiere politico finlandese divenne più frenetica mano a mano che la situazione diveniva incontrollabile. I partiti borghesi, di fronte allo spettro di una rivoluzione socialista sul suolo finlandese, cambiarono presto idea sulla questione indipendentista, e giudicarono la separazione dalla madrepatria come l’unico modo per salvaguardare l’ordine costituito e allontanare la minaccia russa. La situazione sul territorio premeva molto anche a due delle principali potenze europee, la Germania e la Russia, dal momento che ognuna di esse cercava di attirare l’area (la cui trasformazione in stato sovrano sembrava oramai prossima) nella propria sfera d’influenza.

Da una parte il governo bolscevico di San Pietroburgo incitò il partito socialdemocratico ad innescare la rivoluzione proletaria sul suolo finlandese, e inviò a Helsinki, in occasione del congresso del partito, l’allora commissario del popolo Josef Stalin. Stalin rassicurò i compagni finlandesi riguardo all’appoggio concreto della controparte russa per la riuscita della rivoluzione e, inoltre, garantì il futuro riconoscimento dell’indipendenza della nazione, un punto su cui i socialdemocratici erano particolarmente fermi. L’esito finale del congresso fu però una delusione per Lenin a causa dell’atteggiamento moderato dei dirigenti del partito.

In direzione opposta si intensificarono le relazioni segrete tra i partiti borghesi e la Germania, con l’intento di ottenere la promessa di uno sbarco militare sul suolo finlandese e di forniture militari necessarie all’eventuale lotta armata contro le forze bolsceviche, interne e russe. Neanche questi negoziati però ottennero l’esito sperato, poiché si conclusero solamente con la promessa, da parte tedesca, di spedizioni di armi in caso di necessità, e rassicurazioni di tipo diplomatico, come una presa di posizione in favore dell’indipendenza finlandese durante i negoziati di pace tra i belligeranti impegnati nel conflitto mondiale.

Il 27 novembre 1917 venne formato, su mandato parlamentare, il direttivo esecutivo di stampo borghese, con a capo P.E. Svinhufvud, e già due giorni dopo iniziarono le consultazioni per stabilire le modalità di dichiarazione d’indipendenza. Il 4 dicembre 1917 venne presentato al Parlamento finlandese un documento contenente la dichiarazione d’indipendenza, che venne approvato finalmente tramite votazione il 6 dicembre 1917.

Il riconoscimento del neonato stato finlandese venne concesso per primo dal governo bolscevico russo in modo informale poco prima della mezzanotte del 31 dicembre 1917, e poi ratificato definitivamente il 4 gennaio 1918. A quel punto le altre nazioni si sentirono autorizzate anch’esse a riconoscere l’indipendenza della regione: tra le prime vi furono Svezia e Francia. Sulle mappe europee comparve ben presto un nuovo Paese indipendente: la Finlandia.

Lo sapevate che…?
Anche il leader della rivoluzione russa, Lenin, era già stato ad Helsinki in precedenza. In effetti, nel 1907, soggiornò brevemente ad Helsinki durante la sua fuga in esilio. Da Helsinki, anche se braccato dai servizi segreti dello zar, riuscì a raggiungere in maniera molto avventurosa Turku per poi imbarcarsi con una nave verso la Svezia.

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