Storia della Finlandia

Storia della Finlandia

Una panoramica in brevi capitoli sulla storia della Finlandia

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La Svastica

Storia della Svastica in Finlandia

Visitando i cimiteri, soprattutto cimiteri dedicati ai caduti di guerra, colpisce l’alto numero di tombe dov’è scolpita una croce uncinata: la terribile svastica. Superata la seconda guerra mondiale, visti gli eventi che hanno caratterizzato il regime nazista di Adolf Hitler e la Germania del Terzo Reich, la croce uncinata non è molto ben vista in Europa, ma in Finlandia la svastica ha un significato completamente diverso, non collegato ad alcuna connotazione politica estremista.

Non spaventatevi se i cimiteri si guerra finlandesi sono pieni di svastiche scolpite sulle tombe! la Finlandia non è e non è mai stata nazista, non ha mai perseguitato gli ebrei e i Finlandesi sono sempre stati un popolo pacifico che si è difeso tenacemente contro gli oppressori confinanti, che troppo spesso in passato hanno dichiarato guerra a questa nazione. La svastica, in Finlandia, è semplicemente un simbolo utilizzato dall’aviazione militare.

Una svastica lappone, ritrovata in Italia

foto Domenico Antonacci

La svastica finlandese venne utilizzata dall’aviazione militare. Si differenzia dalla svastica tedesca usata durante il regime nazista di Adolf Hitler, in quanto la svastica finlandese non è ruotata di 45 gradi. Inoltre il colore della svastica utilizzata in Finlandia è blu. Venne scelta poiché in passato questo simbolo aveva il semplice significato di portafortuna. La terribile associazione a dolore e sofferenza, al genocidio operato sugli Ebrei, è chiaramente stata fatta solo dopo l’avvento del nazismo e del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale.

L’aeronautica militare finlandese (Suomen lmavoimat), parte delle forze armate finlandesi, ha utilizzato la svastica come simbolo durante il periodo che va tra la prima e la seconda guerra mondiale, che nella storia finlandese corrisponde al periodo che va tra la guerra civile e la guerra d’inverno. Finita la guerra d’inverno l’uso della svastica divenne meno frequente, però ancora oggi si può trovare nei musei, nelle medaglie, nei cimiteri o nei monumenti ai caduti delle grandi guerre del XX Secolo.

La svastica lappone

La cosiddetta svastica lappone è un simbolo rinvenuto nel Nord Europa, specialmente in Lapponia, probabilmente risalente ai riti sciamani. In finlandese esso è chiamato tursaansydän, ovvero cuore di tricheco. Si tratta di quattro quadrilateri che si intersecano in un centro unico.

Si credeva che questo simbolo fosse il martello rotante di Ukko, il dio del tuono finlandese, e che allontanasse gli spiriti malvagi.

E’ stato ritrovato un simbolo di svastica lappone su uno stipite di una chiesa di Carpino, in provincia di Foggia.

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La Finlandia è uno dei pochi Paesi europei in cui l’utilizzo della svastica, persino quella nazista, non è soggetto ad alcuna restrizione né divieto. L’uso della svastica -tradizionale o nazista- non è quindi illegale in Finlandia. Non è reato esporre la bandiera o indossare una maglietta con la svastica. Addirittura l’organizzazione che raccoglie i fondi per i veterani ha fatto uscire una replica di un anello con una svastica al centro!

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Guerra d’Inverno

La Guerra d’Inverno, in finnico Talvisota, si svolse tra il 1939 ed il 1940 e vide la Finlandia e la l’Unione Sovietica confrontarsi in un conflitto breve ma molto intenso.

Conosciuta anche con il nome di guerra russo-finnica, la guerra durò 105 giorni, e si concluse con il Trattato di pace di Mosca secondo il quale la Finlandia dovette rinunciare ad alcuni territori ma riuscì comunque a mantenere il suo status di Stato libero e indipendente.
La grande impresa della “piccola” Finlandia contro il gigante russo.
Guerra d'Inverno

Nonostante fosse stato stipulato un patto di non aggressione tra Finlandia e l’Unione Sovietica già nel lontano 1932 (e poi rinnovato nel 1934 per altri 10 anni), l’Urss non fece mai nulla per negare le sue mire espansioniste nei confronti della giovane e vicina nazione finlandese. Dal suo canto, anche la Finlandia faceva il possibile per fronteggiare un eventuale attacco russo, visto che il Gran Maresciallo Mannerheim aveva fatto costruire varie fortificazioni su vari punti della lunga linea orientale che divideva le due nazioni.

Alla fine dell’estate del 1939, Germania e Unione Sovietica firmavano il patto di non aggressione Molotov-Ribbentropp, secondo il quale la Finlandia ricadeva nella sfera d’influenza russa. Subito dopo Stalin iniziò ad avanzare richieste di varie concessioni territoriali alla Finlandia, tra cui la creazione di basi militari sovietiche sul territorio finlandese, giustificandole come requisiti necessari per la sicurezza di Leningrado e la protezione del confine nordorientale da possibili attacchi via mare di Germania e Inghilterra.

Ovviamente, la Finlandia rifiutò di sottostare alle condizioni poste dall’Unione Sovietica, che non lasciavano presagire nulla di buono. La stessa proposta infatti venne avanzata nello stesso periodo ad ognuna delle Repubbliche Baltiche, che però al contrario della Finlandia si piegarono al volere di Stalin. Esse evitarono sì la guerra, ma solo momentaneamente: nell’estate dell’anno successivo l’Armata Rossa occupò Estonia, Lettonia e Lituania, instaurò governi fantoccio e iniziò la repressione e le deportazioni in massa. In realtà, pur di evitare di entrare in conflitto contro un nemico più grande e meglio attrezzato, il governo finlandese tentò la carta della controproposta, offrendo la cessione di una piccola parte di territorio ai sovietici, i quali però la rifiutarono giudicandola insufficiente.

In un clima così teso, la guerra era ormai inevitabile. Entrambi gli schieramenti si preparavano e mobilitavano all’imminente scoppio. Furono i russi i primi ad attaccare, senza nemmeno proclamare una dichiarazione di guerra e sfruttando come casus belli l’attacco di Mainila dove un posto di guardia sovietico fu fatto saltare in aria in circostanze misteriose, visto che successive testimonianze portarono poi alla luce che l’incidente fu architettato dai servizi segreti russi come pretesto per l’inizio delle ostilità.

L’invasione della Finlandia

Il 30 novembre 1939 le forze sovietiche invasero la Finlandia, ma il piano russo di una guerra lampo, sullo stile della Blitzkrieg tedesca, fallì miseramente davanti alla strenua difesa attuata dalle forze finlandesi. Seppur inferiori in numero e mal equipaggiati, i Finlandesi mostrarono eccezionale coraggio e attuarono la strategia militare della guerriglia per ovviare all’evidente disparità di forze tra i due schieramenti.

L’inverno del 1939-40 fu molto rigido, con temperature che raggiunsero anche i meno 40 gradi. Le truppe finlandesi furono eccezionali nel trasformare il freddo, le lunghe ore di buio, la foresta e la quasi assenza di vie percorribili a proprio vantaggio. Vestiti completamente di bianco ed equipaggiati con sci da fondo, i soldati finlandesi riuscivano a muoversi molto agilmente e furono spesso anche nella condizione di passare al contrattacco in alcune zone della Finlandia centrale.

Capiti alcuni degli errori commessi precedentemente, gli alti comandi sovietici concentrarono un numero maggiore di soldati in un numero minore di divisioni per sfondare la resistenza finlandese sfruttando la loro maggiore forza d’urto. A quel punto, la Finlandia avrebbe seriamente rischiato di subire un’invasione sovietica su tutto il suo territorio. Anche i russi dal canto loro erano però stremati da una guerra che si dimostrò più lunga e dispendiosa del previsto, oltre ad essere preoccupati su altri fronti per gli sviluppi della II Guerra mondiale.

La rinuncia alla Carelia

Il 6 marzo 1940 venne firmato un armistizio ed il 12 marzo venne poi sottoscritto il Trattato di Pace di Mosca che sanciva la perdita da parte finlandese di alcune parti nel territorio a Nord (parte della zona di Salla e la penisola di Kalastajansaarento), alcune isole nel Golfo di Finlandia e soprattutto della Carelia. Di questa regione faceva parte Viipuri, che era la seconda città più popolata della Finlandia nonché un importantissimo centro industriale e di scambi commerciali.

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La guerra d’inverno fu la rampa di lancio per la straordinaria carriera giornalistica di Indro Montanelli. Montanelli arrivò ad Helsinki nell’autunno del 1939 e lavorò come corrispondente di guerra. Il coraggio e l’incredibile resistenza del popolo finlandese affascinarono il giovane Montanelli e le sue corrispondenze ebbero allora un gran successo in Italia.

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Guerra di Continuazione

La Guerra di Continuazione (1941-1944) fu la seconda guerra combattuta tra Finlandia e Unione Sovietica durante il periodo della Seconda guerra mondiale.

Di fronte all’evolversi degli avvenimenti bellici, la Finlandia non poteva rimanere neutrale. I tedeschi avevano occupato Danimarca e Norvegia, mentre sul fronte orientale c’era il grande nemico russo.

La Finlandia, a livello di operazione militari, occupava una posizione strategica nell’Europa del Nord per entrambi gli schieramenti. La decisione di entrare in guerra a fianco delle potenze dell’Asse sembrò essere l’unica ed inevitabile decisione da prendere se si voleva salvaguardare la sopravvivenza e l’indipendenza della giovane nazione finlandese.

Una guerra lunga ed estenuante.

In seguito al Trattato di Pace firmato a Mosca nel 1940, una parte dell’opinione pubblica finlandese, insoddisfatta della perdita di Viipuri e della Carelia, spingeva affinché la Finlandia dichiarasse nuovamente guerra alla Russia per riacquisire i territori persi. Nel frattempo, agli inizi dell’aprile 1940, la Germania occupava militarmente la Danimarca e la Norvegia.

La Finlandia si trovava nel mezzo di due fuochi visto che, nonostante ci fosse un patto di non belligeranza tra le due potenze (Patto Molotov-Von Ribbentropp), la situazione sarebbe potuta esplodere in qualsiasi momento per le mire espansionistiche di Hitler. L’Unione Sovietica si dimostrava poi un vicino scomodissimo, poiché continuava ad intromettersi nella vita politica finlandese e a fare richieste non previste nel trattato di pace.

Nella primavera del 1941 la Finlandia dipendeva economicamente dalla Germania ed era ormai una nazione schierata con le potenze dell’Asse, anche se non ancora in maniera ufficiale. I Finlandesi, venuti a conoscenza nel maggio del 1941 dei piani tedeschi riguardo l’offensiva nazista nei confronti dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa), iniziarono a fare evacuare molti dei civili che vivevano a ridosso dei confini orientali.

Il 21 giugno 1941 i tedeschi informarono i militari finlandesi dell’attacco all’Unione Sovietica. Rispetto alla guerra d’inverno, questa volta i soldati finlandesi erano più numerosi ed equipaggiati in maniera migliore. La Finlandia si trovava ad essere la prima ed unica nazione democratica schierata a fianco delle potenze dell’Asse.

Per molti storici, questa fu una scelta quasi inevitabile vista l’impossibilità di restare neutrali in un territorio che dal punto di vista militare-geografico aveva una certa importanza strategica. C’è poi anche da dire che un eventuale allineamento con l’Unione Sovietica avrebbe di fatto assoggettato la Finlandia al controllo sovietico e con ogni probabilità messo a serio rischio non solo l’indipendenza, ma anche la sopravvivenza della Finlandia stessa.

L’offensiva finlandese ebbe fin da subito un buon successo. Le truppe finlandesi riuscirono ad avanzare molto velocemente nei territori persi durante la Guerra d’Inverno ed in molti casi, anche ad avanzare oltre i precedenti confini. Verso la fine dell’estate del 1941, la Finlandia aveva occupato la Carelia ed aveva addirittura sviluppato una politica di occupazione confinando in campi di internamento molti cittadini russi.

Le cose andavano meno bene nel nord della Finlandia, dove le truppe tedesche in Lapponia, viste le difficoltà climatiche, avevano serie difficoltà a raggiungere il loro obiettivo e cioè la città portuale di Murmansk. Anche a livello navale le cose non andavano meglio, visto che le forze navali sovietiche presenti nel Mar Baltico erano nettamente superiori a quelle finlandesi.

A dire il vero, verso la fine del 1941, le cose erano andate più che bene per la Finlandia visto che aveva riconquistato quasi tutti i territori persi nella guerra precedente. In effetti, il piano della Blitzkrieg aveva funzionato nel caso delle truppe finlandesi mentre quelle tedesche si trovavano ancora in difficoltà su altri fronti dove l’operazione Barbarossa era stata lanciata.

L’opinione pubblica mondiale si stava ormai schierando in massa contro la Finlandia ed anche le maggiori cariche dello Stato finlandese pensavano all’eventuale cessazione delle ostilità. La cosa però non era tecnicamente possibile visto che le potenze dell’Asse erano ancora in guerra contro i sovietici e non avrebbero mai acconsentito a questa opzione.

Seppur a loro modo vittoriosi, i Finlandesi si trovarono a dover continuare la guerra. Questo comportò che le sorti della guerra seguirono l’andamento parallelo della disfatta tedesca che si iniziò ad evidenziare in maniera chiara nel 1944. Verso l’estate del 1944 i sovietici prepararono una controffensiva per riprendere il controllo della Carelia. L’offensiva russa ebbe successo visto che ormai le truppe finlandesi erano stremate e completamente demotivate dal fatto di dover combattere una guerra che non volevano più combattere.

Il 19 settembre 1944 venne firmato un armistizio provvisorio a Mosca tra la Finlandia e l’Unione Sovietica. I russi ottennero gli stessi territori conquistati con la Guerra d’Inverno oltre all’area di Petsamo e la penisola di Porkkala. Secondo l’armistizio, le truppe tedesche avrebbero dovuto lasciare la Lapponia entro 14 giorni. Fu per questo motivo che la Finlandia, per rispettare i termini dell’armistizio, si trovò a combattere sul proprio territorio un’altra guerra, chiamata Guerra di Lapponia, per cacciare i suoi ex alleati.

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Lo sapevate che…?

Pur essendo alleati della Germania, la Finlandia non promulgò mai leggi razziali contro gli ebrei. Fu anzi l’unica nazione dell’Asse dove i finlandesi di origine ebrea furono chiamati a combattere in guerra. In alcuni casi, alcuni ufficiali di origine ebraica vennero addirittura insigniti della Croce di Ferro (un’onorificenza militare tedesca) che però rifiutarono per ovvi motivi.

La Prima Guerra Mondiale e la caduta dello Zar

La strada verso l’indipendenza finlandese

Non ancora soddisfatto della sonora lezione rimediata contro i Giapponesi nella guerra del 1904-05, incurante dell’arretratezza della nazione e delle condizioni pessime del suo esercito, lo zar si arrischia in una nuova avventura contro le potenze dell’Europa Centrale, coinvolgendo quindi anche la Finlandia che a quei tempi era parte del suo impero.

Un’avventura finita malissimo: la Russia degli zar contro gli Imperi Centrali.

Dopo centinaia di anni prima sotto il dominio svedese e poi sotto quello russo, la Finlandia si proclamò indipendente il 6 dicembre 1917. Gli eventi che portarono il Granducato di Finlandia a separarsi dall’Impero Russo maturarono durante gli ultimi decenni del XIX secolo, subirono un’accelerata a partire dal 1905 e precipitarono con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e della Rivoluzione d’Ottobre.

Allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale l’esercito russo era numericamente impressionante: 16 milioni di soldati, organizzati in oltre un centinaio di divisioni. L’efficienza di questo potenziale umano era tuttavia seriamente compromessa dall’armamento arretrato, dalla scarsa disciplina dei soldati e dalla loro brutalità, dall’inettitudine e dal nepotismo degli ufficiali. La Russia non si trovava inoltre in condizioni tali da poter sopportare un conflitto bellico prolungato, dal momento che lo sviluppo industriale era arretrato e il Paese mancava di una rete efficiente di infrastrutture, in particolar modo per quanto riguarda le vie di comunicazione interne.

Seppur non coinvolta geograficamente nel conflitto bellico, la Finlandia rivestì un ruolo strategico non indifferente per la potenza orientale, dal momento che rappresentava un possibile accesso a San Pietroburgo per eventuali attacchi nemici e riforniva la madrepatria di derrate alimentari e risorse materiali necessarie all’economia russa, messa praticamente in ginocchio dallo sforzo bellico.

I Finlandesi non erano tenuti a servire nell’esercito imperiale, ma molti (circa 800) partirono volontari per servire lo zar, e combatterono nei campi di battaglia europei. Molti di più -paradossalmente- si schierarono con il nemico. Anch’essi volontari, erano soprattutto studenti con idee nazionaliste, che partirono alla volta della Germania per ricevere addestramento militare, con l’intenzione di servirsene nell’eventuale lotta di liberazione nazionale. Di essi, 1600 furono inquadrati in una brigata speciale che combatté contro le truppe zariste sui campi di battaglia in Lettonia.

Nel frattempo in Russia l’andamento tragico del conflitto -6 milioni di soldati caduti, feriti o presi prigionieri nei primi tre anni di guerra- e l’estrema scarsità di alimenti e generi di prima necessità, scatenò scioperi e sollevazioni popolari.

Con il degenerare della situazione interna e l’allargarsi delle proteste l’ordine pubblico divenne sempre più difficile da mantenere: le stesse truppe inviate a sopprimere i tumulti si rifiutavano di sparare sulla folla inerme e sempre più spesso si univano ai sediziosi. Con il Paese oramai ingovernabile e sull’orlo del caos totale Nicola II abdicò il 15 marzo 1917, ponendo fine alla lunga dinastia dei Romanov e aprendo la strada all’indipendenza finlandese.

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Nel 1917 Lenin fu aiutato a lasciare il suo esilio in Svizzera dai servizi segreti del Kaiser, che intendevano usarlo per innescare una rivoluzione in Russia e indebolire così il nemico. Lenin venne fatto viaggiare in treno attraverso Germania, Danimarca e Svezia, fino ad attraversare la frontiera del Granducato di Finlandia a Tornio, in Lapponia, per poi dirigersi a sud a Helsinki. Una volta arrivato in città, prima di partire alla volta di Sa Pietroburgo e scrivere la Storia, egli prese residenza ad Hakaniemi, vicino al mercato coperto (Kauppahalli). Sulla facciata esterna del palazzo in questione (Sörnäisten Rantatie 1) è presente una targa che commemora l’illustre inquilino.

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Il Granducato di Finlandia (1809 – 1914)

Sotto l’ombra dell’aquila bicipite la Finlandia conobbe prosperità e autonomia. Ma il popolo già sognava la libertà…

L’Impero Russo annette definitivamente i territori della Finlandia, appartenuti fino ad allora alla Corona svedese, nel 1809. La lungimiranza degli zar Alessandro I e Alessandro II permette alla regione di prosperare economicamente e alla popolazione di autogovernarsi e di formare un’identità nazionale.

Dopo il giogo svedese, il collare russo parve leggero ai Finlandesi. Fino a quando…

La parte del territorio che oggi corrisponde alla Finlandia venne definitivamente ceduta dal Regno Svedese all’Impero Russo nel 1809, con il trattato di pace di Hamina, e riorganizzato sotto forma di Granducato il 29 marzo dello stesso anno durante la Dieta di Porvoo.

Il Granducato di Finlandia godette durante la sua esistenza di quella larga autonomia governativa che gli Svedesi avevano sempre negato all’area. Il Senato finlandese, organo principale di autogoverno, venne istituito già a partire dal 1816 per volere dello zar Alessandro I. Il ruolo di rappresentante dello zar era rivestito dal Governatore Generale inviato da S. Pietroburgo, che era anche a capo dell’esercito dello Stato. L’economia conobbe una crescita notevole che si accompagnò ad un rapido aumento della popolazione.

La situazione migliorò ulteriormente a partire dal 1855, quando salì al trono Alessandro II, sovrano illuminato e progressista, a cui è dedicata la statua che si può ammirare tuttora a Helsinki nella piazza di Senaatintori. Alessandro II traghettò l’Impero verso la modernità, separando il potere esecutivo da quello giuridico, abolendo la servitù della gleba e armonizzando le misure economiche di stampo liberista con un ordinamento statale più centrale e moderno.

In particolare, Alessandro II si affidò largamente all’opera del letterato Johan Vilhelm Snellman che si adoperò per elevare il finnico come prima lingua del paese anche in ambito accademico, artistico e lavorativo. Snellman occupò anche la carica di Ministro delle Finanze del Granducato, e introdusse una valuta propria per la Finlandia. Questa moneta, il marco finlandese, venne ufficializzata nel 1865 e rimase in uso fino all’introduzione dell’euro nel 2002.

In Finlandia vennero realizzate diverse infrastrutture, come la rete ferroviaria e diversi canali navigabili che, mettendo in comunicazione grandi laghi come il Saimaa, facilitavano il trasporto di merci.

Sotto l’egida dello zar Alessandro III l’autonomia del Granducato venne tuttavia notevolmente ridimensionata a partire dal 1889, anno in cui la politica russa divenne fortemente centralista e venne messo in atto un processo di “russificazione”, che causò un forte malcontento tra i diversi strati della popolazione. Questa, grazie alla nascente letteratura in finnico e alla scoperta delle proprie radici storiche e culturali, stava da tempo prendendo coscienza di sé come popolo, e iniziava a ragionare in termini di nazione, arrivando a sognare l’indipendenza.

Questo malcontento peggiorò con l’intensificarsi del potere centralista deciso dal successore di Alessandro II, Nicola II, e sfociò nel biennio 1904-1905 in due assassinii politici (fatto unico nella storia della nazione), la cui vittima più illustre fu il Governatore Generale Bobrikov. Le motivazioni alla base di questo cambio di politica da parte imperiale sono molteplici, e non unicamente di carattere politico. Ad esempio l’industrializzazione nel Granducato era molto più avanzata che nel resto dell’Impero, e questo suo successo economico influenzò il desiderio di accentramento.

Il 1905 avrebbe potuto rappresentare una svolta per il Granducato: in quell’anno infatti il potere di Nicola II vacillò pericolosamente dopo la disfatta nella guerra russo-giapponese (in cui combattè lo stesso Carl Gustaf Mannerheim) e la successiva rivoluzione, ma si riassestò all’ultimo momento, grazie alla concessione della carta costituzionale e alla creazione di un parlamento (la Duma) con poteri limitati.

Gli anni successivi videro il potere decisionale del Senato e del neonato Parlamento finlandese assottigliarsi sempre di più, fino a divenire mero strumento esecutivo delle decisioni provenienti da S. Pietroburgo. La mancanza di coesione interna nella società finlandese facilitò il piano di “russificazione”, che si avvalse di numerosi mezzi politici. Alla base di questa seconda fase ci furono soprattutto considerazioni di tipo strategico, data la posizione della Finlandia come frontiera occidentale dell’Impero russo. Esso, vedendosi preclusa dall’espansionismo nipponico la strada verso Est, volgeva ora lo sguardo al Vecchio Continente e all’Atlantico.
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Si dice che gli ideali nazionalisti fecero presa su Eugene Schauman, colui che assassinò il Governatore Bobrikov prima di rivolgere la rivoltella contro se stesso, già in tenera età, quando la madre gli diede da leggere Le Storie del Sottotenente Stål, di Johan Ludvig Runeberg, in cui si narrano episodi della guerra 1808-09 tra il Regno Svedese (di cui la Finlandia faceva parte) e l’Impero Russo.

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L’indipendenza finlandese

Dopo quasi 700 anni di dominio straniero, la Finlandia raggiunge la tanto agognata indipendenza il 6 dicembre 1917

Tra leggi costituzionali, scioperi, consultazioni segrete e violenze di bande armate, la Finlandia muove gli ultimi passi verso la secessione dalla Russia.
La cosa più preziosa per il popolo finlandese: l’indipendenza. Indipendenza che forse è ancora oggi uno dei valori più importanti per ogni finlandese.

La Finlandia approfittò del vuoto di potere a San Pietroburgo -causato dagli eventi del marzo 1917- cercando immediatamente di portare avanti la questione dell’indipendenza col governo provvisorio russo, che però rispose negativamente alle velleità secessioniste. Ancora una volta le divisioni interne non aiutarono i Finlandesi, dal momento che i socialdemocratici vedevano le proprie spinte indipendentiste frenate dai partiti di stampo borghese.

I mesi successivi furono frenetici e pieni di aspettative e timori, difficili per la popolazione anche a causa della difficoltà di approvvigionamento. Il 18 luglio 1917, in reazione al tentativo di golpe bolscevico in Russia, il Parlamento finlandese approvò una legge (valtalaki) per assumersi il compito di supremo organo di governo sul territorio del Granducato di Finlandia. La legge, dopo molte esitazioni, venne inviata per essere approvata al governo provvisorio russo, che non solo non concesse il suo beneplacito, ma sciolse il Parlamento.

I partiti borghesi vinsero le successive elezioni e iniziarono a preparare una propria versione della legge, ma il nuovo, riuscito colpo di stato bolscevico fece precipitare gli eventi, costringendo il Parlamento finlandese ad arrogarsi unilateralmente il potere legislativo sul territorio del Granducato di Finlandia il 15 novembre 1917. Questa data rappresenta uno spartiacque nella storia delle relazioni russo-finlandesi, dal momento che la decisione troncava de facto il legame giuridico tra le due entità politiche, aprendo la strada all’indipendenza.

Nel frattempo, già a partire dall’estate, in un clima di reciproco sospetto e di timore per gli eventi futuri iniziarono a formarsi milizie armate, sia da parte proletaria (punakaartit) che borghese (suojeluskunnat), che si macchiarono di soprusi e violenze nei confronti della popolazione, e si affrontarono in diversi scontri armati, particolarmente nei sei giorni di sciopero generale dal 14 al 19 novembre 1917.

L’attività sullo scacchiere politico finlandese divenne più frenetica mano a mano che la situazione diveniva incontrollabile. I partiti borghesi, di fronte allo spettro di una rivoluzione socialista sul suolo finlandese, cambiarono presto idea sulla questione indipendentista, e giudicarono la separazione dalla madrepatria come l’unico modo per salvaguardare l’ordine costituito e allontanare la minaccia russa. La situazione sul territorio premeva molto anche a due delle principali potenze europee, la Germania e la Russia, dal momento che ognuna di esse cercava di attirare l’area (la cui trasformazione in stato sovrano sembrava oramai prossima) nella propria sfera d’influenza.

Da una parte il governo bolscevico di San Pietroburgo incitò il partito socialdemocratico ad innescare la rivoluzione proletaria sul suolo finlandese, e inviò a Helsinki, in occasione del congresso del partito, l’allora commissario del popolo Josef Stalin. Stalin rassicurò i compagni finlandesi riguardo all’appoggio concreto della controparte russa per la riuscita della rivoluzione e, inoltre, garantì il futuro riconoscimento dell’indipendenza della nazione, un punto su cui i socialdemocratici erano particolarmente fermi. L’esito finale del congresso fu però una delusione per Lenin a causa dell’atteggiamento moderato dei dirigenti del partito.

In direzione opposta si intensificarono le relazioni segrete tra i partiti borghesi e la Germania, con l’intento di ottenere la promessa di uno sbarco militare sul suolo finlandese e di forniture militari necessarie all’eventuale lotta armata contro le forze bolsceviche, interne e russe. Neanche questi negoziati però ottennero l’esito sperato, poiché si conclusero solamente con la promessa, da parte tedesca, di spedizioni di armi in caso di necessità, e rassicurazioni di tipo diplomatico, come una presa di posizione in favore dell’indipendenza finlandese durante i negoziati di pace tra i belligeranti impegnati nel conflitto mondiale.

Il 27 novembre 1917 venne formato, su mandato parlamentare, il direttivo esecutivo di stampo borghese, con a capo P.E. Svinhufvud, e già due giorni dopo iniziarono le consultazioni per stabilire le modalità di dichiarazione d’indipendenza. Il 4 dicembre 1917 venne presentato al Parlamento finlandese un documento contenente la dichiarazione d’indipendenza, che venne approvato finalmente tramite votazione il 6 dicembre 1917.

Il riconoscimento del neonato stato finlandese venne concesso per primo dal governo bolscevico russo in modo informale poco prima della mezzanotte del 31 dicembre 1917, e poi ratificato definitivamente il 4 gennaio 1918. A quel punto le altre nazioni si sentirono autorizzate anch’esse a riconoscere l’indipendenza della regione: tra le prime vi furono Svezia e Francia. Sulle mappe europee comparve ben presto un nuovo Paese indipendente: la Finlandia.

Lo sapevate che…?
Anche il leader della rivoluzione russa, Lenin, era già stato ad Helsinki in precedenza. In effetti, nel 1907, soggiornò brevemente ad Helsinki durante la sua fuga in esilio. Da Helsinki, anche se braccato dai servizi segreti dello zar, riuscì a raggiungere in maniera molto avventurosa Turku per poi imbarcarsi con una nave verso la Svezia.

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